Oggi i ritmi sono un po' più blandi rispetto a ieri, ora che ci mettiamo in moto sono le 6.30. La giornata non promette nulla di buono: il cielo è ricco di nuvoloni grigi e bassi, il tutto fa presagire l'uso imminente del k-way. La tappa di oggi, come panorama, è la continuazione di quella di ieri, il sentiero è tutto attraverso le colline che fanno da cornice a Markina.
La maggior parte del tempo la passiamo da soli, incontriamo qualche pellegrino, ma nulla più di un incoraggiamento a vicenda e poi via, ognuno per la sua strada. Ripenso a questo aspetto mentre cammino: è molto bello che ognuno abbia il suo passo e il suo ritmo, c'è tanto tempo per stare in silenzio e ascoltare i suoni della natura, da troppo tempo dimenticati...
Verso le 11 ci fermiamo per la consueta pausa mela in uno dei tanti paesini attraversati oggi, agglomerati di non più di dieci casette che spuntano tra un sentiero e l'altro come funghi ed è strano pensare che siano ancora abitati.
Oggi le gambe reggono e quando arriviamo a Gernika, tappa che c'eravamo prefissati per oggi, è all'incirca la una. Accaldati consumiamo il pranzo su una panchina e ci rilassiamo un po'.
Siamo molto dubbiosi se proseguire o fermarci, quando però incontriamo Mayte, ci spiega che l'albergue di oggi costa 21 euro a testa per dormire: non abbiamo più dubbi si va avanti! Non sono preciso sulla distanza perchè non sapevamo di preciso dove arrivare, di certo spostarci da lì.
L'impressione che ci lascia Gernika è quella di una città caotica, molto rinnovata (a Dario ricorda il quartiere Bicocca di Milano e in effetti ci assomiglia) ma con poca voglia di avere pellegrini tra i piedi, ne è un chiaro esempio il fatto che il cammino sia poco segnato e per questo sbagliamo più volte strada.
Si sale ancora e a far da protagonista questa volta è il sole e il caldo torrido ma tra un discorso e l'altro il tempo e la fatica passano in fretta. Si passa da un tipo di paesaggio ad un alto totalmente differente, un po' come guardare le fotografie di un album di viaggio, solo che in quel caso la fatica è quella di girare una pagina; qua invece la difficoltà sono i chilometri.
Sono passate le 16 quando, dopo aver bevuto dell'acqua fresca da una fontanella sul muro di una casa, scorgiamo il cartello che indica duemila metri al prossimo albergue. Arriviamo finalmente a Morga, più che un albergue sembra un agriturismo: il padrone di casa mette a disposizione la sua casa e per 25 euro godiamo di alloggio, cena e colazione. Sono le 17, undici ore di cammino e 34 chilometri per oggi possono bastare. Per ora c'è solo una ragazza che scrive ma il padrone di casa ci dice che aspetta altre dodici persone; ci facciamo una doccia della serie "mi sento rinascere" e proprio mentre mi asciugo sento una voce in lontananza: è quella di Mayte! È lei che ha prenotato e ci comunica che stanno per arrivare anche gli altri... Non potete capire la gioia mia e di Dario: pensavamo si fossero fermati tutti a Gernika e invece ci ritroviamo anche stasera tutti qui, bisogna ammetterlo ma ormai ci siamo proprio affezionati a loro.
Prima di cena c'è tempo per lavare le cose e per riposarci.
La cena consiste in un'insalata russa e un piatto di spezzatino, cibi per cui non vado solitamente pazzo ma che stasera mi sono smembrati i migliori del mondo. Dopo aver mangiato, su esplicita richiesta di Dario, facciamo una foto; purtroppo non ci siamo tutti ma solo una piccolissima parte, la foto però rende l'idea che per farsi una risata basta davvero poco, anche se si parlano lingue diverse.
Domani la tappa non è delle più lunghe, si punta a Bilbao e credo proprio non ci spingeremo oltre.
Passo e chiudo.







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