Quando la sveglia di Dario suona (alle 5.30) sembra che siano passati 10 minuti. Assonnati facciamo colazione e alle 6 siamo già in marcia. Non siamo gli unici ad aver fatto questa scelta, d'altronde ieri eravamo settantatré pellegrini e nell'albergue di Markina ci sono soltanto una ventina di posti.
È una tappa molto faticosa, ma insieme a noi ci sono altri due ragazzi: Mayte e Sergio, con i quali passiamo quasi tutta la mattina. Alla partenza è buio e dobbiamo aiutarci con le torce. Quando il sole compare sulla scena lo spettacolo è sempre assicurato: ci godiamo infatti un'altra meravigliosa alba, questa volta attraverso la pineta affacciata su Deba.
Incominciamo a scambiare pensieri e sensazioni con gli altri e nonostante la lingua sia diversa, ci si capisce anche in "itagnolo", come dice Dario.
Il percorso è in salita, si arriva fino a 500 metri di altezza, ma oggi siamo più lucidi di ieri e, tra pause-raccoltamore e varie foto stupide con animali, il tempo passa in fretta. Arriviamo a Markina a mezzogiorno, giusto in tempo per appoggiare gli zaini nell'albergue che sta per chiudere e che riaprirà alle 15. Segniamo il nostro nome nell'elenco sulla porta (siamo i primi!) e andiamo a procurarci il cibo al supermercato vicino. Purtroppo non abbiamo avuto tempo di metterci le ciabatte e fino a quando non riapre non possiamo farlo. Mentre consumiamo il meritato panino su una panchina, ecco arrivare man mano gli altri ai quali fornisco indicazioni e suggerisco di sbrigarsi a segnarsi. Tra questi c'è Alger, un ragazzo di Barcellona che ha fatto l'erasmus a Genova e parla Italiano meglio di me... Riesce a segnarsi per ultimo. Con lui attendiamo l'arrivo dei voluntari, sdraiati come barboni davanti alla porta.
All'interno si presenta come un convento o qualcosa di simile con tanto di chiostro; è inoltre piuttosto piccolo e ben organizzato. Siccome siamo arrivati presto, abbiamo tutto il tempo necessario per sistemare le cose, leggere, ascoltare la musica e riposarci... Più tardi decido di fare un giretto perlustrativi per la città mentre Dario opta per un riposino. La serata è un evento tutto da raccontare: usciamo e, mentre cerchiamo il ristorante per la cena, incontriamo Juan e Juditta, due pellegrini partiti con noi da Irùn e conosciuti in questi giorni con i quali decidiamo di cenare insieme. Sono una coppia sposata da tanto tempo e hanno due figli di ventuno e ventitré anni rispettivamente, i quali, ci tiene Juan a sottolineare più volte, studiano uno ingegneria e l'altro economia. È stata sicuramente la cena più bella: si è parlato proprio di tutto e mi è sembrato di essere a cena con mamma e papà. Alla fine hanno voluto offrirci la cena insistendo sul fatto che per loro trovare dei ragazzi "così calorosi" è una gioia; non c'è stato verso di dissuaderli dal farlo. Commossi e con la pancia piena torniamo in albergo dove passiamo un'ora abbondante insieme agli altri a parlare delle prossime tappe e della bellezza di quest'esperienza; inoltre conosciamo quattro ragazze polacche che sono anch'esse dirette a Santiago. Il clima è stupendo, ormai conosciamo praticamente tutti e la voglia di stare a parlare e raccontare storie vince la stanchezza. Andiamo a letto alle 22.30, domani altra tappa impegnativa.





holllla chicos adelante con el camino..y un placer conoceros.......y comer mucha mela para llegar a santiago.....muakkkk....mayte
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