La notte passa subito, ormai ci stiamo abituando ai ritmi e agli orari. Ritiriamo la biancheria stesa fuori e partiamo piuttosto presto, sono circa le 7 quando lasciano l'albergue.
Ci fermiamo però subito in ammirazione: poco dopo infatti troviamo una panchina vista spiaggia, ci godiamo così l'alba sullo spiaggione di Zarautz; è incredibile pensare che questa baia deserta sia la stessa che fino a poche ore fa era invasa da tanta gente. Il silenzio regna sovrano ed è rotto soltanto dal rumore delle onde contro gli scogli e dal verso di qualche gabbiano.
Riprendiamo il cammino e dopo un'ora giungiamo a Getaria. Qui mi fermo e il pensiero corre veloce al viaggio intrapreso sei anni fa ed è proprio tutto come mi ricordavo... per tutto il giorno ripenso costantemente a quel viaggio e mi rendo conto di quanto io sia fortunato ad avere dei genitori che mi abbiano insegnato la bellezza di viaggiare.
Il percorso adesso si fa più aspro e si inizia a salire su una collina, raggiungiamo quindi Zumaia. Da qui a Deba è un susseguirsi di salite e discese. Verso le 11 ci fermiamo sulla cima di una collina, dove oltre ad essere presenti bagni e fontanella, c'è anche un campo giochi: solo in Spagna possono pensare una cosa simile! Qui scattiamo una foto con un gruppo di pellegrini conosciuti in questi giorni, nonostante la fatica è sempre il sorriso che regna.
Proseguiamo sempre più perplessi dalle continue differenti indicazioni per Deba: ogni volta il chilometraggio è diverso. Quando sembra manchi ormai poco, ci accorgiamo che in realtà ci sono ancora 5 km! La strada è ripida e la cosa più fastidiosa è senza dubbio lo zaino, o meglio la mochila!
Il paesaggio in compenso è vario: si passa da pezzi a picco sull'oceano a lunghi tratti nei boschi, in cui verso la fine rischiamo di perderci per non aver notato la freccia gialla, ma per fortuna ci viene incontro un pellegrino, che ha commesso il nostro stesso errore.
Arriviamo a Deba che sono quasi le 14, questa volta la prassi è diversa: bisogna passare dall'ufficio del turismo per farsi rilasciare timbro e chiavi dell'albergue che si trova in cima alla città. Prima di raggiungerlo ci fermiamo al supermercato e ci procuriamo pranzo e, memori dell'errore commesso ieri, anche la colazione.
L'albergue è come ormai da tre giorni una scuola. Per un attimo, passeggiando per le aule con i banchetti dimensione mignon, ripenso a quanto tempo è passato da quando andavo alla scuola elementare e soprattutto a quando per me, quei muri contenevano l'intero mondo: certo il mondo di questi ninõs è affacciato sull'oceano, ma il concetto è quello.
L'idea era quella di andare in spiaggia, ma oggi siamo davvero troppo stanchi e domani ci aspetta una tappa tra le più difficili (26 km con un dislivello di 500 metri) il che ci fa ripiegare sulla doccia e un bel riposino. Per cena scendiamo in paese, il quale è così a picco che è fornito da due ascensori... Prima però passiamo all'ufficio del turismo, perchè, come imparato ieri, "memoria o gambe" e Dario ha pensato bene di dimenticarsi lì il cappello.
Per la cena optiamo per il menù del peregrino da dieci euro, e possiamo ritenerci più che soddisfatti. Al rientro osserviamo il tramonto sulla città e la rivalutiamo molto entrambi, se la prima impressione all'arrivo c'era sembrata quella di una città "bruttina", il giretto serale e la gente tutta riversata per le strade ci mette di buon umore.
Arrivati in albergue salutiamo la volontaria di oggi, a cui ci siamo un po' affezionati per la sua gentilezza e il suo modo di fare davvero esemplari. Ci saluta promettendoci di visitare il blog! Per finire in bellezza, alle 21 circa, arriva un gruppo di tre ragazzi italiani, provenienti da S. Sebastian! Sono distrutti, 50 e più chilometri in un solo giorno: pazzi!
Andiamo a letto alle 22, domani la sveglia è molto presto (5.30), la tappa difficile, ma la voglia di continuare questo viaggio è sempre di più!




Nessun commento:
Posta un commento