"Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi"

M. Proust

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domenica 7 ottobre 2012

Martedì 28 agosto: Ribadeo - Mondonedo

Anche questa notte, nonostante la fatica ad addormentarci a causa dei rumori della strada, è passata in fretta e in un battibaleno ci troviamo catapultati fuori dall'ostello pronti a macinare chilometri.
Da oggi si cammina in un'altra regione e ce ne si accorge ancora di più al sorgere del sole quando si può apprezzare il colore verde dei prati. Già il verde, avete presente il classico prato all'inglese? Ecco qua è tutto così, dal giardino ben curato di una villetta fino alle distese d'erba che riempiono le colline; ciò è dovuto alle frequenti piogge che sono caratteristiche di questi luoghi e che speriamo tanto non lo siano questa settimana.
Il ritmo di oggi è decisamente sostenuto, la cosa strana è lo scarso numero di persone incontrate: tre in tutta la mattina, aveva ragione la guida "si incontrano più mucche che persone".
Un'altra particolarità di questa regione riguarda la segnaletica: la classica concha (conchiglia) ha allegata sotto una targhetta che riporta i chilometri mancanti all'arrivo; inoltre la direzione da seguire è data dal verso in cui si apre la concha diversamente dalle Asturie in cui bisognava seguire il punto in cui convergeva... Questa cosa mi colpisce e mi viene in mente una mia personale interpretazione che provo a proporvi:
Nelle prime due regioni, Euskadi e Cantabria, si seguono solamente frecce gialle che indicano una direzione vaga; nelle Asturie compaiono le prime conchiglie e la direzione da seguire è quella di convergenza, come se il punto di arrivo di tutte le strade fosse Santiago; infine, in Galizia, il verso è opposto perchè c'è qualcosa che cambia radicalmente, come a voler significare che è proprio DA Santiago che partono tutte le strade.
Ci fermiamo a pranzo nell'unico bar sperduto poco dopo Gondán e qui incontriamo Biagio per l'ennesima volta il quale per oggi decide di accodarsi a noi tutto il giorno.
Siccome le gambe e i piedi non fanno male, arrivati a Lourenzá decidiamo di proseguire per altri dieci chilometri fino a Mondonedo.
Arrivati facciamo l'errore di precipitarci subito all'albergue senza ricordarci quanto avevamo letto sulla guida, ovvero che prima bisognava passare in comune a farci assegnare la camera; dopo una caccia al tesoro per il paese con lo zaino sulle spalle risolviamo il problema e arriviamo in albergue stanchi e puzzolenti. Qui è tutto abbastanza nuovo e pulito per via di una recente ristrutturazione, anche il materasso questa volta è bello duro, l'ideale per una pennichella.
Per la cena scegliamo il solito menù, con solo dieci euro mangiamo fino a scoppiare, unica pecca la pasta un po' troppo scotta. Uscendo assistiamo a una scena molto suggestiva: gli abitanti del paese riuniti in un bar intonano canti tipici locali formando così un capannello di curiosi, tra cui noi, tutto attorno. Per creare un clima allegro, a volte, basta davvero poco.

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